{"id":390,"date":"2023-06-04T20:47:54","date_gmt":"2023-06-04T18:47:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.addolorataagrigento.it\/addolorata\/?page_id=390"},"modified":"2026-02-16T21:18:13","modified_gmt":"2026-02-16T20:18:13","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.addolorataagrigento.it\/addolorata\/storia\/","title":{"rendered":"Storia"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&#8221;Storia del Santuario&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1686156183851{margin-bottom: 20px !important;}&#8221;][separator color=&#8221;#628cdb&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La Chiesa \u201cMaria SS. Dei Sette Dolori\u201d volgarmente detta del Cannone, venne edificata nel 1670 circa, ad opera dalla nascente congregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il Santuario dell\u2019Addolorata \u00e8 ubicato nel Rabato, quartiere storico situato nell\u2019estremit\u00e0 occidentale del colle di Girgenti in corrispondenza di una delle porte di Citt\u00e0: Porta Mazzara, poi Porta Garibaldi, oggi Porta Addolorata, anche se la porta fisicamente non esiste pi\u00f9 da oltre un secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il patrimonio artistico della Chiesa \u00e8 quindi strettamente legato alla storia dell\u2019Arciconfraternita, degli uomini che l\u2019hanno di volta in volta costituita, i principali, se non gli unici, committenti delle opere della Chiesa che ne rispecchiano dunque scelte e gusti.<br \/>\nE\u2019 noto che gli aderenti ad una Confraternita si adoperavano per la costruzione e per l\u2019abbellimento della propria sede, tramite l\u2019apporto personale di donazioni ed elargizioni.<br \/>\nLa Costruzione \u00e8 ancorata ad uno sperone di tufo arenario, incorporando in essa una piccola e gi\u00e0 preesistente edicola sacra.<br \/>\nBen presto si accorsero che il costone conteneva nella sua profondit\u00e0 due cisterne di origine greca per la conservazione delle derrate alimentari.<br \/>\nLe adattarono ai loro usi, ne scavarono una terza ed ottennero tre cripte per dare degna sepoltura ai propri iscritti, successivamente seguendo uno schema tipico ormai del quartiere, il \u201cRabato\u201d intagliarono la roccia creando una parete della nascente Chiesa, il resto \u00e8 un vero e proprio corpo aggiunto.<br \/>\nIl volume si presenta semplice e privo di articolazioni, solo la sobria facciata barocca \u00e8 stata oggetto d\u2019attenzioni architettoniche.<br \/>\nE\u2019 costituita da una cornice marcapiano, sormontata da tre edicole campanarie di pi\u00f9 recente costruzione 1950.<br \/>\nL\u2019interno di stile barocco, si presenta ad unica navata, l\u2019abside, che si innesta direttamente nella navata per mezzo di un ampio arco trionfale \u00e8 scavata interamente nella roccia.<br \/>\nLa ricca decorazione di stucco \u00e8 di manifattura Serpottiana, (Giacomo Serpotta), che occupa quasi interamente gli spazii e le pareti laterali e si raccorda con l\u2019arco trionfale e l\u2019arcone che sorregge il coretto.<br \/>\nAlla semplicit\u00e0 della volta ricostruita intorno gli anni 50\u2019 corrisponde tutta la ricchezza delle pareti dove si innalzano dieci colonne tortili, su cui sono avviluppati tralci di vite, che sorreggono altrettanti angeli che ostentano i simboli della passione.<br \/>\nGli angeli si rivolgono ai fedeli col chiaro intento di mostrar loro con a quali strumenti di tortura il Redentore ha manifestato il Suo Amore.<br \/>\nAngeli che ci invitano a guardare oltre i ristretti orizzonti della vita di ogni giorno, piante rigogliose, conchiglie dischiuse che indicano accoglienza e protezione materna.<br \/>\nTutto rigorosamente bianco, candido, come la purezza di una Madre sempre Vergine. Forme rotondeggianti senza spigolosit\u00e0 perch\u00e9 tutto converga sul suo dolore, sul dolore perfetto: l\u2019Addolorata.<br \/>\nSulla Commissione degli stucchi non si hanno notizie certe, sappiamo per\u00f2 che un agrigentino, Onofrio Russo, fu assunto da Giacomo Serpotta nel novembre del 1704, e che abbia potuto eseguire la preziosa manifattura.<br \/>\nNel luglio del 1862 viene nominato Confrate l\u2019ingegnere Dionisio Sciascia, progettista in seguito del Teatro Regina Margherita, oggi Teatro Pirandello.<br \/>\nNel 1889 lo stesso redige un progetto per la costruzione della nuova sacrestia, e delle cappelle gentilizie dell\u2019Arciconfraternita presso il cimitero di Bonamorone di Agrigento.[\/vc_column_text][vc_gallery type=&#8221;image_grid&#8221; images=&#8221;416,417,418,419&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&#8221;La devozione, la piet\u00e0 popolare&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1771272917035{margin-bottom: 20px !important;}&#8221;][separator color=&#8221;#628cdb&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Da sempre i devoti Agrigentini, anche con vero sacrificio, non mancano di recarsi, ogni Sabato, piova o non piova, in memoria di quell\u2019irripetibile Sabato Santo, a rendere \u201cU Visitu\u201d, la Visita di lutto alla Madre Addolorata. A gruppi o singolarmente dai vari quartieri di questa smembrata Citt\u00e0 i devoti si recano al Santuario, molte volte per una semplice visita, una preghiera, un saluto, un dialogo, un lungo raccontarsi con la Madre che comprende ogni Dolore. Molti si fermano per recitare il S.Rosario o la tradizionale Coroncina popolare dei Sette Dolori, o ad assistere alla santa Messa. Quanti sciolgono in lacrime le loro amarezze, tutto questo nel silenzio dominante di un lutto che nel viso della Madonna \u00e8 speranza, \u00e8 Resurrezione!<br \/>\nIL &#8220;SETTESPADE&#8221;<br \/>\nIl tema delle Sette Spade ricorrente nei retabli Spagnoli del barocco castigliano, presente anche in Sicilia nell\u2019ambito devozionale dell\u2019Addolorata.<br \/>\nMa perch\u00e8 Sette Dolori, perch\u00e8 Sette Spade?<br \/>\nNel Vangelo Secondo Luca leggiamo: \u201c . . . Simeone li benedisse e parl\u00f2 a Maria, sua madre: Ecco, egli qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, e come segno di contraddizione mentre a te una Spada trafigger \u2019anima , affinch\u00e8 siano svelati i pensieri di molti cuori\u201d<br \/>\nLa Profezia del Vecchio Simeone al Tempio il primo Dolore, egli parla di una Spada, il dolore che la Madonna vivr con la Sua Compassione alla Passione e Morte di Ges\u00f9.<br \/>\nI SERVI DI MARIA<br \/>\nDurante la lotta tra Guelfi e Ghibellini sette mercanti fiorentini videro una sera l&#8217;immagine della Madonna vestita di nero, piangente per un&#8217;uccisione. I mercanti appartenevano al movimento mariano dei Laudesi, cos\u00ec chiamato perch\u00e8 la sera si radunavano a cantare gli inni davanti ad una sempre diversa edicola della Madonna. Dopo questo episodio gettarono le armi, indossarono un abito nero a lutto e si ritirarono sul Monte Senario, a 18 chilometri da Firenze, conducendo una vita eremitica e fondando la Compagnia di Maria Addolorata.<br \/>\nOgni settimana andavano a Firenze a piedi e passavano dalla parte di Cafaggio dove c&#8217;era una cappella con l&#8217;immagine della Madonna Annunziata, i bambini quando li vedevano arrivare li chiamavano i Servi di Maria e da allora il nome della Compagnia cambi\u00f2 in Servi di Maria.<br \/>\nI Servi di Maria<br \/>\nDal secolo XV si ebbero le prime celebrazioni Liturgiche sulla Compassione di Maria ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione o dopo le festivit\u00e0 Pasquali. Nel 1667 il Priore dei Servi di Maria ottenne da Pio VII che la celebrazione Liturgica dei Sette Dolori di Maria venne fissata nel Calendario Romano e ricordata nella 3\u00b0 Domenica di Settembre, Pio X secondo la sua riforma, la fiss\u00f2 definitivamente il 15 Settembre.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_gallery type=&#8221;image_grid&#8221; images=&#8221;747,758,715,721,681&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&#8221;Le Cripte&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1686157783710{margin-bottom: 20px !important;}&#8221;][separator color=&#8221;#628cdb&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text]Le Cripte sottostanti il Santuario, in origine antiche cisterne greche, oggi sono adibite a piccolo museo della Confraternita stessa.<br \/>\nLa prima Cripta \u00e8 la pi\u00f9 conosciuta, perch\u00e9 serviva come fondaco ad un maniscalco, l\u2019ultimo rimasto ad Agrigento, Mastru N\u00f2.<br \/>\nA lui si deve il colore nero di carbone che riveste il tufo.<br \/>\nLa seconda \u00e8 la pi\u00f9 grande misura 9 m x 12 m, circolare, le pareti sono state rinforzate dopo la frana da 9 rampanti di ferro, alta 5 m, presenta tracce dell\u2019antico intonaco.<br \/>\nLa terza fatta scavare dalla nascente congregazione 1590, vi si accede dalla seconda superando un dislivello di 3,50 m, attraverso una scala.<br \/>\nQui si pu\u00f2 notare un sedile in muratura, un altare e il luogo di essiccamento dei cadaveri.<br \/>\nIn merito non ci sono notizie certe sul rito funebre dei Confrati e le relative operazioni di sepoltura dei corpi.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&#8221;La Statua&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1686157922891{margin-bottom: 20px !important;}&#8221;][separator color=&#8221;#628cdb&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text]E&#8217; senz&#8217;altro l&#8217;immagine sacra piu&#8217; venerata dagli agrigentini.<br \/>\nAnche se l&#8217;opera lignea non ha grandi pregi artistici, non si pu\u00f2 tuttavia negare che sia un&#8217;immagine che parla al cuore.<br \/>\nL&#8217;attenzione dei devoti e non solo, ma di chiunque posa lo sguardo su questa Miracolosa Immagine, va subito al volto cosi espressivo, nella sua immobilita&#8217; da trattenere lo sguardo d&#8217;ognuno e impedire, per un tempo indefinito, che possa distrarsi a vedere altro.<br \/>\nLa testa, leggermente alzata e volta alquanto a sinistra, mostra il volto soffuso di un impressionante pallore che, incorniciando gli occhi sollevati e fissi al Crocifisso, induce chi guarda ad un\u2019angosciante compassione.<br \/>\nLe mani giunte nel grembo stringono un fazzoletto, nel petto una Spada trapassa il Cuore. Sul capo una corona di spine a sottolineare il Martirio.<br \/>\nSembra proprio che lo scultore abbia voluto rappresentare le parole del Vangelo di Giovanni: &#8220;JUSTA CRUCEM LACRIMOSA&#8221;<br \/>\nLa scultura e&#8217; interamente intagliata in un tronco di legno policromo duro, probabilmente cipresso, con cui \u00e8 stata realizzata l\u2019intera figura ed il basamento. La raffinatezza dell\u2019esecuzione non ha richiesto che una superficiale gessatura per modellare le parti, esaltandone la plasticit\u00e0 e per estendervi il film pittorico.<br \/>\nLa Statua lignea del XVIII secolo viene attribuita allo scultore siciliano Filippo Quattrocchi, in merito non ci sono notizie certe.<br \/>\nL\u2019opera \u00e8 stata sottoposta a due grandi restauri: il primo a seguito di danni causati dall\u2019urto in una caduta nei primi anni del nostro secolo, ad opera dell\u2019agrigentino Prof . Calogero Cardella (confrate dell&#8217;Arciconfraternita dell&#8217;Addolorata), il quale sistem\u00f2 la testa nell\u2019attuale angolatura cambiando gli originali colori della veste viola e del manto bleu, con quelli attuali.<br \/>\nLo stesso Cardella realizz\u00f2 delle statue uguali che oggi si venerano a Porto Empedocle, Menfi, Favara e Siculiana<br \/>\nIl secondo nel 2000, ad opera di Giovanni Calvagna di Catania che ha disinfestato e pulito l\u2019intera opera lignea dai segni del tempo riportando alla luce gli originali colori della fodera, e della fettuccia dei sandali, ripristinando la differenza cromatica dei capelli e del velo, mentre gli incarnati hanno assunto la chiarit\u00e0 originale.<br \/>\nVa ricordato che quest\u2019ultimo restauro \u00e8 stato offerto interamente dai Clubs Service di Agrigento, mentre con il generoso contributo dei devoti si \u00e8 effettuato per l\u2019occasione il restauro della Tribuna della Madonna di manifattura Serpottiana (Giacomo serpotta).<\/p>\n<p>La Madonna viene portata solennemente in processione solo per il Venerd\u00ec Santo.<br \/>\nNel Maggio del 1952, in occasione del XX\u00b0 anno di Episcopato del Vescovo di Agrigento Mons. Giovan Battista Peruzzo della congregazione dei Passionisti, che defin\u00ec la statua: \u201cOpera di mirabile bellezza\u201d, La Madonna venne incoronata Madre e Regina di Agrigento per le mani di S.Em. Mons. Ernesto Ruffini, Cardinale metropolita di Palermo.<\/p>\n<p>Si ricordano solo delle eccezioni.<br \/>\n\u2022 Nel 1858 per onorare la liberazione dal colera per opera della Vergine<br \/>\n\u2022 Nel 1946, per scongiurare altri pericoli di guerra<br \/>\n\u2022 Nel 1948, in occasione delle fatidiche elezioni politiche, per l\u2019 incombente pericolo del comunismo sull\u2019Italia.<br \/>\n\u2022 Negli anni 1967, 68, a seguito degli eventi franosi.<br \/>\n\u2022 Nel 1995 dopo il restauro e consolidamento del Santuario<br \/>\n\u2022 Per il Grande Giubileo del 2000, in occasione del restauro della stessa statua.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_custom_heading text=&#8221;Storia del Santuario&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1686156183851{margin-bottom: 20px !important;}&#8221;][separator color=&#8221;#628cdb&#8221; margin_bottom=&#8221;20px&#8221;][vc_column_text] La Chiesa \u201cMaria SS. 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